venerdì 24 agosto 2012

The Dark Knight Rises


(Scusate, non ho resistito.)

Sì, e insomma già l'altra sera avrei voluto imprimere qualche pensiero a caldo su questo film (2012, Warner, regia di Christopher Nolan), dove di Cavaliere Oscuro c'è davvero poco, e non che sia un male, ma in questo modo si dovrebbe parlare quasi soltanto di un film d'azione con un tizio mascherato che ogni tanto sbuca e per fortuna non a casaccio.


C'è però molto Bruce Wayne, ci sono i suoi soliti fantasmi del passato e tormenti interiori, c'è un immenso e paterno Alfred che fa venire gli occhi lucidi - e continuo imperterrita nell'affermare che vorrei Michael Caine come nonno, è meraviglioso - c'è Catwoman, anzi, SELINA KYLE, che è seriamente da rivalutare (ammettetelo, non avreste dato un soldo bucato alla povera Anne Hathaway, hm? Nemmeno io, mea culpa. Eppure è stata una piacevole sorpresa, un po' come il Mark Ruffalo degli Avengers, ma di questo parlerò poi); c'è il poliziotto-random-John-Blake-che-tanto-random-non-è (e anche fosse stato random, Joseph Gordon-Levitt l'avrebbe reso uno dei personaggi migliori del film, cosa che a parer mio ha fatto. Ma quando si parla del buon Joe la mia testa diventa incapace di ragionare lucidamente); c'è l'introspezione solita, c'è l'azione, ma.
C'è dell'altro. E non necessariamente buono come tutto quel che ho elencato finora.
Ci sono anche sequenze di lotta inguardabili, che nemmeno una pletora di omini Playmobil; c'è Bane che, onore all'immenso - in tutti i sensi - Tom Hardy, come cattivo è tuttavia poco funzionale, con una voce talmente finta da risultare urticante (l'ho visto in italiano, ma mi è stato assicurato che anche in inglese la voce fosse sin troppo artefatta. Posso capire la maschera e tutto quanto, ma di Darth Vader nessuno s'è mai lamentato, segno che probabilmente stavolta hanno un po' cacato fuori dal vaso. E poi: si percepisce nella lucida perfezione del suo italiano che c'era un intento di inflessione vagamente straniera, ma da dove? E marcaglielo 'mpo' deppiù st'accento, cos'è? Russo? Armeno? Pakistano? Svedese? Non si capisce!); ci sono i Nolan che si sono scoperti ortopedici della domenica e fanno sistemare schiene spezzate e ginocchia barrocce a suon di schicchere; ma ci sono, soprattutto, dei BUCHI NELLA SCENEGGIATURA grossi come culi di elefanti, ingiustificabili anche da una castrazione in sala di montaggio, sempre per quel bellissimo vizio dei Nolan di essere prolissi e voler raccontare troppe cose nel misero spazio di una pellicola, che si dilata a livelli infiniti e travalica la classica oretta e mezzo da film disimpegnato. Tuttavia, se avete voglia di cinema da stand-by al cervello, non andate a vedere niente che esca dalle fulgide menti di questi due diabolici fratelli, perché i loro film sono cerebrali all'ennesima potenza; il loro non è un cinema da lobotomia ma anzi, si interroga su numerose questioni politiche, etiche e sociali, di qualsiasi colore e sì, di sicuro con una loro personalissima retorica, ma che non andrei subito a definire di destra o di sinistra (e di solito prevale la prima opinione). Non mi starei a interrogare più di tanto sulla provenienza delle ideologie, anche perché il sistema americano è ben diverso dal nostro (ma soprattutto, esiste ancora un sistema politico distinguibile da queste parti? Chiamatelo il solito discorso qualunquista ma so che dentro di voi vi starete ponendo la stessa domanda), quanto più che altro mi metterei a ragionare sul film in base a quello che Nolan ha sempre evidenziato nella sua personale cifra stilistica, e cioè il mondo delle idee, dell'immaginario. Lui ne è il geometra, neanche architetto perché questo presupporrebbe una notevole dote di empatica creatività e invece no, Nolan racconta con piglio iperrealista e gelido le costruzioni dell'immaginazione, la concretizzazione delle idee attraverso azioni che le riflettano appieno, il mondo della mente e della memoria. I suoi personaggi agiscono molto, parlano altrettanto e si pongono un sacco di domande tranne quelle fondamentali, ossia "perché succede tutto questo?", come se già dentro di sé avessero la risposta rassegnata e disperata modello "è così che deve andare". Sono davvero pochi i personaggi che si pongono costantemente in discussione e il primo tra tutti è proprio Bruce Wayne, che ormai incarna il simbolo che voleva essere, trascende la sua identità e la sublima in quella di Batman, insegnando a un giovane e coraggioso poliziotto, animato dalla sua stessa volontà di giustizia e speranza (e anche un po' fanboy, concedetemelo. Povero Blake :°D), che se vuoi fare questo nella vita devi indossare una maschera, non per nascondere te stesso ma per proteggere i tuoi cari dalle minacce del brutto mondo là fuori. Il totem come terrore per i nemici e protezione per gli amici.
Per Bruce questa è l'unica risposta, l'unica via per uscire dal suo tormento. Ciò che può e vuol fare è difendere la sua Gotham, che onestamente - fossi in lui - darei in pasto agli squali vista la corruzione dilagante, la troppa ricchezza nelle mani dei soliti pochi quattro stronzi e la troppa povertà nei sobborghi, la pletora di criminali e folli che percorrono le sue strade ma soprattutto la massa di pecoroni che la abita, che si fida di un mercenario mascherato e che scompare dietro di esso e i suoi comandamenti di anarchia brutale e violenta, che fa istituire un tribunale sommario che giustizia i membri del vecchio establishment e che sa tanto di regime del Terrore di rivoluzionaria memoria.
Dunque, Bane come Robespierre? Boh, forse sì, forse no. Di sicuro Batman non è come il giovane Napoleone, che permise la fine della Rivoluzione: a lui, come a qualsiasi buon supereroe, anche ai più violenti come Wolverine, non interessa il potere.
Tuttavia mi fermo qui coi filosofeggiamenti: non credo di avere i mezzi e le chiavi per salire così in alto nelle mie speculazioni, per cui mi limiterò a sentenziare che sì, è un bel film, chiude egregiamente la trilogia, peraltro con un paio di nerdacchiate niente male, ma non è il capolavoro assoluto. Quello, per me, rimane The Dark Knight, con il suo immenso Joker e il caos primordiale che crea in quella maledetta metropoli.

E comunque, qualcuno mi spiega com'è che otto anni dopo Bruce Wayne non c'ha una ruga che sia una ed è sempre così clamorosamente fico? Farmelo zoppicare un misero quarto d'ora con tanto di bastone non basterà a convincermi, sappiatelo. :°D

P.s. un'analisi a mio parere ampia e approfondita dell'intera trilogia si trova sul sito DC Leaguers. Occhio, che le recensioni sò zeppe di spoiler.

4 commenti:

Raine Loire ha detto...

Bruce al pari di Michael Jackson ha una camera iperbarica in camera cosi da non invecchiare mai, fra parentesi, sono l'unica ad aver notato la citazione disneyana della bella e la bestia, con la bestia ormai sfigurata e sfiduciata rinchiusa nel suo castello principesco, dove ha fatto dell'ala ovest la sua tana?

CleaStrange ha detto...

Mi sa di sì xD non me ne ero accorta!

Raine Loire ha detto...

sono specializzata nei dettagli inutili, fra parentesi la bestia che esce dal suo rifugio dopo che una donna vi è entrata con l'inganno. Questa unita alla citazione jedi sono il top ^_-

CleaStrange ha detto...

Siamo troppo nerd, cogliamo cose che la gente normale non coglie, inizia a essere grave :°D