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martedì 18 settembre 2012

Non bevo, non fumo... faccio la raccolta differenziata.


Dovrei, forse, andare a vedere Prometheus, visto quanto ho bestemmiato che in Italia sarebbe uscito più tardi che nel resto del mondo, parlavano di ottobre e invece, alla fine, è già uscito da qualche giorno. La cosa mi fa piuttosto piacere, invero.
Solo che non sono ancora andata.
E ho grosse remore nell'andare perché mi sento male solo a vedere il trailerone da tre minuti, e non sto scherzando. Fa venire l'ansia, quella roba. Per cui, se mai andrò a vederlo lo recensirò, in ritardo come sempre e malamente come quando mi incateno alla scrivania e vorrei, fortissimamente vorrei scrivere, ma non mi viene. Good game a me.
Per il momento, però, sto rimpolpando la mia cultura cinematografica con nuove piccole perle e, come i miei venticinque (sarebbero già un traguardone xD) lettori avranno visto, via via ne parlo un po' così, al volo, sulla scia dei sentimenti che mi hanno smosso durante la visione e quant'altro.
Ora, risalendo questa perlina a qualche giorno fa, probabilmente sarò molto evanescente nelle mie argomentazioni, ma una sensazione m'è rimasta addosso, tuttora: 50 e 50 (2011, Mandate Pictures, diretto da Jonathan Levine) mi ha fatto ridere, molto. E vi dirò di più, mi sentivo anche una mezza merdina a ridere perché la storia tutto è fuorché allegra.